La riforma agraria e le bonifiche in Lucania

La riforma agraria e le bonifiche in Basilicata

La legge di riforma agraria ha determinato negli anni ’50 un processo di redistribuzione fondiaria
Che ha portato ad un incremento netto della piccola proprietà, passata dal 30% della superficie agraria e forestale regionale del 1929 al 54% del 1957.
Dalla grande e media “masseria” cerealicolo-zootecnica, in mano o agli stessi proprietari o ad affittuari di tipo capitalistico, il tipo di impresa rurale prevalente diventa la piccola impresa contadina.
Il bracciante si trasforma in imprenditore agricolo, in piccolo proprietario. Alla riforma è connessa una trasformazione agraria e infrastrutturale. Un notevole impulso è stato impresso all’irrigazione mediante la realizzazione di grandi bacini artificiali, come quelli di San Giuliano sul fiume Bradano, della Pietra del Pertusillo sull’agri di Monte Cotugno sul Sinni, di Abate Alonia sul Rendina e del Calastra nel potentino. La diffusione dell’irrigazione he permesso la riconversione produttiva di vaste aree cerealicole, conquistate alla specializzazione orto-frutticola di pregio e a nuove colture industriali e leguminose (barbabietola da zucchero, tabacco). Parallelamente, distribuiti su tutto il territorio lucano, sono sorti impianti per la lavorazione e la conservazione dei prodotti agricoli e delle colture industriali, come oleifici, cantine sociali, impianti lattiero-caseari, centrali orto-frutticole, tabacchifici e zuccherifici. Nelle zone di riforma furono costruite nuove borgate rurali. Lo schema teorico prevedeva la distribuzione di casette isolate in poderi unifamiliari, disposte generalmente a scacchiera. Qua e là, ad intervalli, sorsero i cosiddetti centri di sevizio, dimensionati per una ridotta popolazione rurale, e contenenti i soli edifici pubblici. Tipologia riconoscibile nelle borgate di Gaudiano e Loconia nella media valle dell’Ofanto, nei centri di servizio di Taccone nei pressi di Irsina, di Poliporo e di Scanzano nella piana ionica.
Notevoli sono stati gli effetti della riforma agraria sul territorio lucano. Si pensi alla trasformazione della piana di Metaponto divenuta zona intensamente coltivata e fittamente abitata. Non del tutto positivo, invece, il bilancio della riforma nelle zone rimaste a sfruttamento cerealicolo. Qui la dimensione media e la distribuzione dei poderi si sono rilevate non adeguate alle esigenze della produttività. Cosicché, percorrendo oggi la vasta campagna di Irsina o quella di Genoano, è inevitabile imbattersi in borgate rurali completamente deserte.