La Basilicata nella

La Basilicata nella “Questione meridionale”

Per l’esasperata arretratezza delle strutture economiche e sociali la Basilicata finì con l’essere considerato, tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, come simbolo dell’agricoltura povera del Mezzogiorno d’Italia. Le denunce di numerosi intellettuali del sud, come Fortunato e Nitti, ridestarono l’attenzione per la questione meridionale, inducendo il governo a scegliere proprio la Lucania come campo di sperimentazione per un rilancio della politica meridionalistica. In questo contesto si collocano l’inchiesta Zanardelli sulla Basilicata del 1902 e la successiva relazione Sanjust, ingegnere del Genio civile di Cagliari, al quale Zanardelli affidò il compito di raccogliere con un questionario le richieste dei comuni lucani, per la stesura di un documento conclusivo destinato a fare da base alla redazione di un progetto di legge governativo. Nel corso di tutti gli interventi mancò una serie di analisi di fondo della questione lucana e la ricognizione delle tristi condizioni di vita dei contadini si esaurì con l’assunzione di più o meno vaghi impegni filantropici e assistenziali. Al fine di evitare le reazioni dei moderati, si preferì adottare una politica di interventi “ straordinari”, che lasciava in ombra il problema di una seria azione legislativa in favore dei diritti dei lavoratori agricoli. Nacque cosi la legge speciale per la Basilicata del 26 marzo 1904, contenente articoli relativi al credito agrario, alla conservazione dei boschi, alle opere pubbliche, agli sgravi tributari, alle scuole, all’amministrazione locale e alla viabilità. L’autentica novità concerneva l’amministrazione: era istituito, infatti, un “Commissariato civile” per provvedere all’esecuzione delle opere pubbliche e ai rimboschimenti. Ben presto apparve chiara anche l’insufficienza di questa legge speciale, incapace di risolvere i veri problemi della Basilicata.
Il regime fascista, negando l’esistenza stessa di una “questione meridionale”, abbandonò sostanzialmente le popolazioni lucane al loro destino. Scarsi e isolati furono i risultati degli interventi promossi nel ventennio, come la politica delle bonifiche impostata dal Serpieri nel 1929. Il dibattito intorno alla questione meridionale riprese vivace nel secondo dopoguerra , stimolato dalla discussa costituzione, nel 1950, della Cassa del Mezzogiorno. Al 1952 risale la legge per il risanamento dei Sassi di Matera, scaturita da una vasta inchiesta sociologica ed urbanistica. In questi anni spicca la figura e l’opera di Manlio Rossi-Doria, professore di Economia e politica agraria e senatore socialista. Superando il pessimismo di fondo di certo meridionalismo liberale, egli era convinto che il motore dello sviluppo andasse acceso nel cuore stesso delle realtà depresse del sud. Al 1963 risale il “Progetto Avigliano”, dal nome del paese scelto come centro propulsore di un hinterland di comuni limitrofi, sia per il settore agricolo che per altre attività produttive.