I sismi in Basilicata
Terremoti e frane, oltre che dell’attualità, fanno parte della storia del territorio lucano, e hanno contribuito fortemente a determinare la geografia degli insediamenti. Gli eventi sismici hanno interessato prevalentemente la fascia appenninica, con particolare forza nel Vulture e nelle alte valli dell’Ofanto e dell’Agri. D’altro canto, la posizione stessa della Basilicata, al centro del Mezzogiorno, fa si che su di essa si ripercuotano anche gli eventi con epicentro nelle regioni confinanti. Il primo terremoto storicamente accertato è quello del 1273 che rase al suolo Potenza. Memorabili per intensità ed effetti devastanti furono quello del 1456, che colpì un’area vastissima del regno; quello del 1694, che distrusse Muro ed altri centri del bacino dell’Ofanto; quello del 1851 nel Melfese, con oltre 400 morti nella sola Melfi. Il sisma del 1857 in val d’Agri causò oltre 10.000 vittime, gran parte delle quali a Montemurro e Saponara, interamente rase al suolo al punto da progettare il trasferimento dei sopravvissuti nella piana di Eboli e la ricostruzione delle città distrutte in altri siti. Città come Atella e Melfi, che subì un altro terremoto nel 1930, sono state più volte interamente riedificate. La frequenza e l’intensità dei fenomeni sismici in Basilicata spiegano alcune caratteristiche di molti centri storici, come la ricorrenza, in opere murarie più recenti, di materiale di reimpiego di età romana e medievale.
L’altra grande piaga del territorio lucano è costituita dalle frane. Al di là degli effetti del disboscamento selvaggio verificatosi nel XIX secolo, le frane sono una costante nella storia della Lucania e non solo nella parte che per le caratteristiche geologiche è più esposta.
Ingegneri dell’ottocento lamentavano gli effetti devastanti dell’uso di cavare grotte (per conservare vino o per ricoverarvi il bestiame) nelle pendici sottostanti, gli abitanti e il dissodamento operato per orti e giardini. Consolidamenti degli abitanti sono stati possibili solo alla fine del secolo scorso: più frequentemente i movimenti franosi portavano all’abbandono dei paesi o dei quartieri colpiti. Un esempio di disastrosa continuità è Pisticci, dove la frana del 1688, che distrusse parte della Terravecchia, il nucleo più antico della città, provocando 400 vittime, è stata seguita da numerosi altri movimenti franosi, fino a quello, recente, del 1976. Campomaggiore, Montalbano, Grassano, Craco, hanno dovuto subire lo spostamento dei propri abitati.