Gli insediamenti rupestri in Basilicata

 

Gli insediamenti rupestri in Basilicata
La presenza di gravine e di terreni tufacei, i cui caratteri di friabilità e di escavabilità facilitavano il recupero di grotte, sono all’origine degli insediamenti rupestri in Basilicata. La loro diffusione va fatta risalire all’età preclassica. La scelta insediativa di questo tipo era agevolata dalla vicinanza di numerose sorgenti e dall’attività dei corsi d’acqua che scorrevano nel fondo delle gravine. La vita in grotte ebbe grande ripresa intorno al V-VI secolo: l’inurbamento rupestre offriva imprendibilità e mimetizzazione dinanzi alle frequenti minacce di invasione provenienti dal mare. Il fenomeno della vita in grotte caratterizzò la tipologia dell’insediamento umano di gran parte della regione, dal Vulture al Pollino. Particolare risalto assunse con la seconda colonizzazione bizantina e l’espansione del monachesimo italo-greco. I monaci bizantini, inserendosi in un habitat rupestre a loro molto congeniale, vi portarono i valori di una ideologia mistica della grotta (nel suo significato di abbandono del mondo), incrementando lo scavo chiesatico.
I primi ad apportare significative modificazioni all’habitat rupestre furono i Benedettini in epoca normanna. Furono loro ad intraprendere un’intensa attività di costruzioni di chiese e di monasteri in muratura, eretti spesso sulle strutture di chiese rupestri in disuso. Le cripte vennero sempre più adibite a depositi di derrate, a stalle o ad opifici: per la pigiatura delle uve e la mostificazione, per la conservazione del vino e dei cereali, per la molitura delle olive. L’insediamento rupestre venne cosi integrandosi profondamente nel paesaggio naturale ed agrario dei secoli X-XII. A partire dalla seconda metà del secolo successivo, si registrò un ampio processo di concentrazione demografica nei centri urbani che offrivano maggiori protezioni e vantaggi. Diradandosi nelle campagne, il popolamento rupestre si rafforzò nelle città, dove si sviluppo un tessuto urbanistico di tipo misto, in cui la cripta affiancava la casa palazziata, talvolta inserendovisi. La grotta venne in tal modo acquistando una diversa valenza culturale: nel processo di urbanizzazione non risultava in antitesi ma in stretta connessione col costruito. Da qui, il suggestivo ordito urbano di Matera.