Giovanni Passannante

Giovanni Passannante nacque a Salvia (oggi Savoia di Lucania) nel 1849 di famiglia poverissima di braccianti, perse il padre da piccolo e uno zio che viveva a Salerno si occupò della sua alfabetizzazione insegnando al giovane Giovanni a scrivere sia riguardo la Bibbia sia su Mazzini. Anarchico e repubblicano, si avvicinò dapprima ai giornali e agli scritti Mazziniani, abbracciando le idee repubblicane frequentando i circoli mazziniani.
Ben presto passò da posizioni repubblicane a posizioni anarchiche. Giovanni Passannante fu protagonista nel 1878 di un fallito attentato ai danni di Umberto I di Savoia. Arrestato, fu condannato a morte nel 1879, pena succesivamente commutata in ergastolo.
Era il 17 novembre Umberto I, accompagnato dalla regina Margherita, si trovava Napoligi, all’altezza del Largo della Carriera Grande, Passannante si avvicinò alla carrozza reale,simulando di voler porgere una supplica, salì sul predellino, scoprì un pugnale che teneva avvolto in uno straccio rosso e tentò di accoltellare il monarca che rimase leggermente ferito al braccio sinistro.
Benedetto Cairoli, presidente del consiglio che sedeva accanto al re, nel tentativo di proteggere il sovrano venne ferito alla gamba destra. L’attentatore viene colpito da una sciabolata al capo, arrestato in flagranza viene interrogato e torturato.
Come conseguenza del gesto di Passannante tutta la sua famiglia fu arrestata e condotta al manicomio criminale di Aversa,
Il consiglio comunale del paese di Passannante tramutò il nome da Salvia in Savoia di Lucania come gesto riparatore nei confronti della famiglia reale, nome che porta ancor oggi. Parenti e omonimi del Passannante dovettero lasciare il paese
Il Passannante fu rinchiuso in una cella angusta, priva di latrina, alta soltanto un metro e quaranta, posta sotto il livello del mare a Portofferraio, sull’isola d’Elba.
Visse di stenti in completo isolamento e solo dopo anni fu trasferito presso il manicomio criminale di Montelupo Fiorentino dove morì il 4 febbraio 1910.
Dopo la sua morte il corpo fu sottoposto ad autopsia e decapitazione. Il cervello ed il cranio sono stati esposti presso il museo criminologico dell’Amministrazione Penitenziaria a Roma dal 1936 all’11 maggio 2007, giorno della sepoltura dell’anarchico presso il cimitero del suo paese natale. Molti esponenti politici e numerose figure rappresentative del mondo culturale lucano si sono battuti affinché a Passannante fosse data degna sepoltura. Il gesto di Passannante suscitò scalpore e profonda commozione per chi leggeva nel tentativo di regicidio la ribellione degli affamati in cerca di giustizia. Giovanni Pascoli, intervenendo a Bologna in una riunione di aderenti ad ambienti socialisti diede pubblica lettura di una sua Ode a Passannante, in seguito distrutta.